giovedì, agosto 17, 2006

 

La vedova Cantelli e le case del centro storico

Ho sentito dire che Bologna è la città delle vedove. Forse perché ci sono parecchie donne sole. Questo mi fa sorridere perché l’idea della signora Cantelli, uno dei personaggi principali del mio romanzo, non è nata pensando all’intera città, bensì alla leggenda che si tramanda nel palazzo dove vivo. La chiamavano la casa delle vedove negli anni Cinquanta. Tre fabbricati di diverse dimensioni uniti da un lungo corridoio cadenzato da ampi archi dipinti di grigio e tanti cortiletti interni. Quattordici portoni di legno oltre i quali si nascondono facce e stili di vita diversi. Un paio di gatti che spiano i movimenti delle due scalinate. Uno scantinato in pietra a vista con tavelle di cotto e cunicoli che stuzzicano macabre fantasie. E un cancello in ferro battuto che dovrebbe difendere dalle invasioni. In città ce ne sono tante di case così. Sono edifici multistile che mostrano i segni di svariate ristrutturazioni. Il palazzo era già presente nelle cartine del 1600 ma di quell’epoca sono rimaste solo le mura in pietra e sassi di fiume. Nel Settecento ci viveva un marchese e le sue stanze coincidevano con quelle che sono oggi le “mie” stanze. La mia cucina, il mio soggiorno, il mio studio. Un rudimentale montacarichi collegava i diversi piani e, adiacenti al cortiletto più esteso, sorgevano le scuderie, mentre l’ultima parte di fabbricato era destinata alla servitù. Nell’Ottocento, in piena rivoluzione industriale, anche il marchese cominciò a cadere in disgrazia e fu costretto a dividere il palazzo in più abitazioni e cedere la sua proprietà. Nel Novecento l’intero “pacchetto” venne acquistato da due sorelle che trascorsero la loro età più florida affittando appartamenti. Pare che fossero insegnanti di matematica. I bombardamenti del secondo conflitto mondiale distrussero parte dell’edificio ma loro lo fecero ricostruire. In quegli anni, dietro a ognuno dei quattordici portoni viveva una donna sola. Vedove di guerra, vedove che avevano visto il marito spegnersi per una malattia e, si vociferava, una vedova uxoricida.


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