martedì, ottobre 03, 2006

 

DETECTIVE PER CASO


terzo episodio

(primo episodio - secondo episodio)

Ieri mattina, mentre rientro con il giornale fresco sottobraccio, becco una zingara sul pianerottolo che tenta di entrare in casa mia. La guardo interdetta e lei candida come una camelia dell’est mi domanda: “La signora che abita qui è in casa?”. La guardo stranita, realizzo che mi chiede complicità per svaligiare il mio appartamento e lei fugge dalle scale ridendo in una strana lingua. Barrico casa e me ne vado a passare il pomeriggio da Agata.

Da quella sera nel bosco un alone di mistero confonde l’immagine del nostro “amico”, l’impiegato con la villa sui colli, e scatena le fantasie di Agata che a volte sfociano in vere e proprie paranoie da single sposata con un marito che non c’è mai. “Mi vengono i brividi ogni volta che lo vedo!”, mi aveva confessato una sera al telefono.

La coda dell’estate quest’anno è lunga come lo strascico dell’abito da sposa di una principessa anglosassone. All’ombra della vegetazione collinare insistono ventisette gradi e il sole mantiene il colorito delle pelli sane. Nel giardino di Agata è cresciuta la lavanda che abbiamo seminato in luglio. Ho con me il binocolo del nonno e non vedo l’ora di rivedere cosa combina il nostro “amico”. All’ora del tè lo vediamo transitare per la stradina vicinale con la sua auto di lusso e un’ospite alla sua destra. Mi affaccio al lucernaio, inforco il binocolo e metto a fuoco il loro arrivo sul piazzale antistante la villa. La donna scende. Ha una borsetta rosso sangue e scarpe in tinta. Lui è tutto grigio, viso e capelli inclusi. Tiene in mano una valigetta porta-documenti e si muove come una biscia sul pelo dell’acqua di un fiume torbido. I due si fermano in giardino. Parlano. Lui entra dalla veranda e recupera un paio di calici. Bevono. Poi si attacca al telefono e cammina avanti e indietro come le guardie della regina danese. Si allontana, gesticola. “E la donna?” mi chiede Agata. La donna raggiunge sorniona la valigetta che lui ha lasciato sul tavolino in pietra e ficca il naso fra le sue scartoffie. Questo gioco di noi che spiamo lei che spia lui mi intriga parecchio e Agata ride. Ci passiamo il binocolo e la vediamo sfogliare, frugare e scandagliare finché non trova quel che cercava, lo ficca nella sua borsetta rossa, richiude la valigetta e torna a sedersi in giardino, mentre lui continua a sbraitare al telefono. Comincio a pensare che le paranoie di Agata non siano del tutto infondate. “Quell’uomo è strano!” mi ripete da giorni. “Non mi piace, e poi come se li è fatti tutti quei soldi?” Sull’eco delle sue parole vedo l’arrivo di un taxi. Lui stacca la conversazione. I due litigano mentre l’auto bianca parcheggia nel piazzale, aspetta qualche minuto e poi riparte portandosi via la donna, la sua borsetta rossa e le sue scarpe in tinta. Il nostro “amico” rimasto solo perde quell’aria aristocratica che contraddistingue le sue uscite mondane. Si versa da bere e ripulisce l’interno del naso con l’indice della mano sinistra. “E’ mancino!” Azzarda Agata. Passeggia nervosamente come una belva in gabbia. Poi si ferma, raggiunge quasi correndo il tavolino in pietra e apre la valigetta. Io e Agata non fiatiamo. Lui cerca confuso, s’innervosisce. “Se n’è accorto?” mi chiede Agata mentre lui continua a cercare finché estrae un pacchetto di fazzolettini di carta, ne sfila uno, si soffia il naso decentemente ripulendo con quel gesto il suo primo istinto e ripone la valigetta dentro casa. "E' un vero signore!" dico ad Agata, "Sì, il signore più pedinato di Bologna!"


Comments:
sapendo benissimo che la realtà puo' spesso superare ogni fantasia...mi chiedo: è tutto vero oppure questa storia è un canovaccio per un tuo nuovo libro!
:-))
 
Realtà e Fantasia corrono verso il traguardo. Fantasia scatta per lo sprint finale. Realtà lo tallona alle spalle. Lo agguanta, lo supera e VINCE dimostrando quel che tutti da tempo hanno imparato e cioè che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
@cc ;-)
 
quella foto mi incute terrore!
 
@ pib
E' sufficientemente rappresentativa, non credi?
 
....ricorda un pò la scena dell'uomo che si recide il bulbo oculare con una lametta nel film "un cane andaluso" di Bunuel metafora del fatto che bisogna guardare la realtà con occhi diversi (della fantasia??????)....
 
@monchelobuschero

Non ho visto "Un cane andaluso" ma quando guardo la realtà sono sicura di vederla con occhi diversi, o almeno è ciò che mi viene sempre rimproverato. :-(
 
E il tassista?
Non credi sia strano che la donna con la borsetta rossa e le scarpe in tinta si sia seduta accanto al guidatore e non sui sedili posteriori?
Un gesto di inconsueta familiarità...
mmmumble mmmumble
 
La donna non si è seduta di fianco al tassista, bensì dietro. Secondo te chi l'ha chiamato il taxi?
 
appena avrò spiragli
leggerò con piacere
tutta la faccenda.
intanto
sbircio
 
in attesa di spiragli la storia si complica sempre più
 
Leo ma...mi sorge spontanea una domanda....chi caspiterina ha chiamato il taxi?
Lui?? no, non poteva saperlo e comunque ha riattaccato all'arrivo del mezzo
Lei?? forse..ma quando??!!? mentre scambiavi il binocolo con Agata? troppo poco tempo....
Il taxista era d'accordo!!!
Non puoi lasciarmi cosi'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ciao
titti
 
@titti

Il tassista in effetti è una figura poco chiara in questa storia. Forse è d'accordo anche lui, ma d'accordo su cosa? Sti bolognesi che vivono sui colli non ce la raccontano tutta...
 
continua così con un po' di allegria...avverto malinconia
un bacio
da una principessa senza castello
 
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