martedì, novembre 21, 2006

 

LOVE AND WAR


Quando l’arroganza del più forte zittisce e oscura l’uomo mite, la violenza trova terreno fertile in ogni luogo, anche senza curarsi della luna.

E’ sera e l’assenza di luce viene rimpiazzata dai fari delle auto incolonnate sulla strada del ritorno. Clacson, motori roboanti di vecchi autobus sfasciati, e un’insofferenza da caos che fuoriesce dai tubi di scappamento annunciano quella che chiamo “l’ora del maccherone”, il rientro in colonna dopo una giornata di lavoro. Il traffico dentro le mura bolognesi è tutt’altro che limitato. Auto, scooter e bus pubblici fanno a gara, mentre un insidioso malessere rabbuia i volti dei passanti già impegnati a schivare le cacche sotto i portici.

Sto annaffiando i ciclamini sul davanzale quando sento il primo grido. “Te lo spacco in faccia!” minaccia un tizio a voce tuonante. Alzo gli occhi dai fiori lilla e vedo un paio di uomini che si azzuffano. Gli animi sono accesi come fuochi di solventi. Uno maneggia il casco e l’altro è ancora in sella al suo motorino. I due si studiano come galli da combattimento. Il più basso spinge con un tocco stizzoso la spalla dell’altro. “Non mi toccare o te lo spacco in testa!” ribadisce quello con la voce strozzata di rabbia. Un terzo uomo tenta di spegnere la polemica. Discutono, si insultano. L’uomo riceve una spinta e rinuncia al ruolo di mediatore. I due continuano a rimbeccarsi a suon di insulti e un semicerchio di curiosi delinea una prima fila di spettatori non paganti che assistono a uno spettacolo di pessima qualità che potrebbe titolarsi “Un parcheggio per due”.

Vola il primo ceffone. “Cazzo, si picchiano!” annuncia un ragazzino con lo zaino in spalla. L’anello di testimoni si infittisce. Qualcuno prova a fermarli. I due si scaricano addosso pugni e calci senza risparmiare insolenze e bestemmie. “Chiamate la polizia!” ordina una donna in paletot. L’esplosione d’irruenza colpisce la mia mano che comincia a tremare mentre fuoriesce acqua dal sottovaso che schizza sui miei piedi e penso che fu negli anni Settanta che vidi per la prima volta uomini in divisa ammanettare qualcuno. Io, bambina silenziosa e vigile, che assaggiava la vita dai piatti degli adulti, mi trovavo seduta davanti a casa in un pomeriggio afoso quando due giovani hippy, spogliati e all’ombra di un pino, iniziarono a fare l’amore sull’erba del giardino pubblico. Lui, capelli lunghi e collane, e lei, rossa e piena di lentiggini, crearono un tutt’uno dei loro corpi magri davanti allo sdegno di un’intera congregazione di bacchettoni e allo stupore di una donna in erba che misurava la sua meraviglia fra le pieghe di quell’inusuale intreccio. Tale estasi non durò che qualche minuto, finché un auto verde bottiglia se li portò via a forza trascinando i loro piedi scalzi lontano da quell’eden e dai miei 5 anni.

Raccolgo da terra l’acqua. Richiudo la finestra sui due litiganti e sul loro furore metropolitano, e penso che si corrono più rischi a fare l’amore che a fare la guerra.


Comments:
Ciao, hai raccontato lo stesso scandalo che colpisce due epoche diverse. Mi spiego, io non credo che fare l'amore sul prato di un parco pubblico sia stato un gesto rivoluzionario, né tanto meno una necessità, per quanto si possa essere presi dalle passioni e da onde psichedeliche. Quell'espressione dell'amore libero, teorizzato in ben altri termini, molto più ampi, è la mamma della pornografia. Quindi ci andava risparmiato allora ed oggi.

La violenza scandalizza chiunque la subisca direttamente. Se tu avessi pubblicato un video-post della rissa, peraltro comunissima, anzi, mi meraviglio che non fosse tra un uomo e una donna, avresti generato un'emozione "bassa", avresti fatto pornografia, invece traducendola così in un racconto incantato e distante che emozioni hai provocato?

La regione perbene che racconti, un'emilia-romagna che trovi guardandoti dentro, la conosco e nostalgicamente ne apprezzo il ricordo, ma ho la sensazione che tu sia l'uomo mite che riceve una spinta e rinuncia al ruolo di mediatore e con te un'intera regione, una civiltà china. Io incluso.
 
@ Virgilio
sono uomo mite ma non rinuncio mai al ruolo di mediatore. Pensa che sono stata proprio io ad avvisare le forze dell'ordine. Il fatto che nessuno sia intervenuto però, mi fa pensare che fosse più grave accoppiarsi nei parchi allora che picchiarsi in strada oggi.
;-)
 
Il fatto è che non si corre nessun rischio a sollevare di peso due persone nude e a metterle in un cellulare...
Molti poliziotti fanno i duri solo con chi è evidentemente innoquo...

Altre parole di ribrezzo potrei spendere per le note "code x curiosi...", ma credo sia sufficiente averlo ricordato...
 
Mi spiace, non so come funziona con Blogspot...
 
bello

leggimi
 
Forse perchè l'Amore è la cosa più desiderata e meno trovata e chi ha il cuore indurito gode nel rovinare chi ha trovato un po' di felicità, mentre di fronte alla violenza e alla volgarità sono in pochi a sentirsi a disagio.
 
@ CC
interessante tesi la tua. Anche quella dell'amore come cosa più desiderata.
 
Io mi chiedo, noi tutti usiamo violenza perche' e' facile da capire ed e' facile metterla in campo,viviamo ancora un cocetto dell'amore,con accostamento al sesso, una cultura di proibizionismo interno a noi stessi, si riesce piu' a farlo di nascosto per permettere a gli altri di amalgamarlo ,che renderlo visibile e condannarlo impuro.Un saluto
 
L'amore spaventa e "scandalizza" piu' di due persone che si azzuffano, l'amore non deve essere messo in piazza da fastidio la "guerra" viene seguita con piu' interesse ... c'e' sempre meno gente che si scambia anche piccole effusioni pubblicamente e sempre piu' persone che fan piazzate!
 
che pazzi, si rischia tutto per strada...ma non so se è più dannoso fare l'amore o fare la guerra!
 
il 22 dicembre siamo tutti invitati alla manifestazione planetaria ORGASMO GLOBALE, ben inteso tra le mura domestiche. Penso che ci sarà sicuramente qualcuno che oarteciperà alla manifestazione all'esteno..delle mura.
Stefi71
 
Partendo da ciò che dice CC: davanti ad una scena di violenza sento un forte turbamento, davanti a due che amoreggiano provo trasporto e il desiderio di essere come loro...
E davanti all'immagine di te che annaffi i fiori assistendo dalla finestra a ciò che accade in strada, mi torna in mente la visione di ciò che avviene sotto casa mia ogni sera, sempre restando in tema di violenza e "amore". Prostitute davanti al portone: su una strada di Roma prossima all'EUR.
Prostitute che litigano, o che vociano al cellulare mentre aspettano clienti, o che telefonano ai protettori perchè un altro "extracomunitario", paesi diversi ma stranieri gli uni e le altre, in servizio al self-service di benzina, ha chiesto loro di spostare lo "stand-by" lavorativo dal distributore... Il ragazzo del self-service sarà malmenato dai protettori. Violenza per amore mercenario...
 
@ dandapit
la strada è da sempre il luogo dove tutto è possibile. E' mal costume credere di poter fare per strada ciò che nessuno si sognerebbe di fare a teatro, al cinema, in un ristorante. Pensiamo a quelli che fanno "scaricare" i propri cani e non raccolgono il frutto di tanto sforzo, per esempio.
;-)
 
Lucia, ho appena ricevuto il tuo libro.
Devo dirti che mi ha fatto un certo effetto trovarmelo fra le mani, avere qui qualcosa di concreto derivato dall'etere della rete...
Spero di poterlo iniziare a leggere questo fine settimana.
Grazie,
Claudia
 
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
 
@ cc
trovo che spesso ci sia più concretezza nella rete che altrove. Si tratta solo di scegliere la corrente giusta e poi si può sfociare tutti nello stesso mare.
 
La maggior parte della gente, di fronte ad una scena di violenza (non estrema) o comunque negativa, si sente interessata fino all'euforia, e non si perderebbe quella situazione per niente al mondo, fingendo, per condizionamento sociale, di esserne scandalizzata: è un po' un affermare con sollievo "a me questo non accade!", un po' il sadismo in tutti noi, magari per rivalsa da ciò che si è subito in passato.
 
Carino qui...
J.F.
 
ma tra i due litiganti, c'era un terzo che almeno ha goduto?
 
Chi mi conosce sa bene che non amo particolarmente le divise se non nella misura in cui è verificato dalla prova contraria che chi le porta sta veramente facendo il proprio dovere e non commettendo il solito abuso...
La scena che hai descritto riporta la mente ai tempi delle Alfa color verde bottiglia dell'Italietta bacchettona che
doveva scandalizzarsi per ogni minchiata...
Un saluto.

Marcello De Giorgio.
 
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