giovedì, gennaio 18, 2007

 

LE VOCI DENTRO


“Chi muore dorme in cielo” ripeteva mia nonna. Chi muore non parla più! pensavo di nascosto dalle fiabe, mentre vedevo che i morti finivano sotto terra.

Fin da bambina più che ai visi mi sono interessata alle voci. Precoce e bramosa di realtà iniziai a parlare molto presto. Mia madre sostiene che l’ho fatto per cominciare a contraddirla. Mio fratello che avevo tante cretinate da dire. Mio padre, come sempre, non credo si sia fatto un’idea in proposito.

La voce, quel suono prodotto dalla laringe che prende corpo sulle sue corde, è la quinta essenza dell’essere umano, l’ho sempre pensato. Ha dentro l’aria espirata ed è figlia maliziosa di un gioco di labbra, quella fusione di spirito e natura che rompe il dannato silenzio del nulla.

Forse è per questo che ricordo di più le voci dei visi. Quella di mio nonno era corposa e sapeva di anice e caffè. La mia prima amica parlava toscano. Il mio primo amore mentiva trangugiando fra una parola e l’altra.

Ieri notte, di ritorno dalla solita navigata, mi imbatto in un sito che aggiunge ansia ai miei pensieri già inquieti. C’è un programma che simula la voce umana! Per evitare che il buio ceda il passo all’anticamera di un non-mondo, metto le mani alle orecchie e le voci di una vita sono ancora tutte lì. Sento il mio vecchio cane abbaiare. Il pappagallo, becco ricurvo fra un groviglio di piume verdi, che risponde ciangottando. Sento la voce incerta di una vecchia su una sedia impagliata e quella sguaiata dei bambini che giocano alla guerra. C’è un uomo che grida il dolore di un braccio amputato. Un’amica che sghignazza dopo una caduta. Ci sono voci che cantano in spiaggia, altre che gridano sul letto di un fiume. C’è la voce di un maniaco che mi mette paura, quella attraente di un uomo che mi seduce al telefono. Poi sento quel ragazzo che conoscevo tanto tempo fa che, ignaro del suo vigliacco destino, intona un pezzo dei REM in un incontro fra amici e chitarre. “At the face!” diceva sempre quando sfilavo davanti alla sua stanza per mostrargli i miei cappelli. Una notte è andato a dormire in cielo, bruciando sull’autostrada che portava al mare. Spengo il dannoso ricordo. Estraggo la cassetta che gelosamente ho conservato, e ringrazio per aver avuto, un giorno qualsiasi, l’idea di registrarlo.

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Comments:
Il primo commento, che onore!
Ciò che percepisco da questo post è un profumo melodico di ricordo. A volte le melodie sono gioiose, struggenti, ma anche inquietanti. Le voci dentro, così come le hai descritte, sono arrivate un tempo da fuori, ma non le hai tenute prigioniere in te, e ora le fai riemergere in diverse forme di ricordo rielaborato dal tuo vissuto.
Non sembri affatto un'ascoltatrice distratta...
 
@ pier
in effetti non lo sono. Ho memoria per le parole. Ecco, forse, perchè amo così tanto cantare.
;-)
 
"Voci lontane, sempre presenti".
era il bel titolo di un vecchio film di Terence Davies a cui ho subito pensato leggendo questo post, perché fondato anch'esso sulla nostalgia che può suscitare un nastro registrato. Sulla nostalgia e sulla paura: una volta mi è capitato di risentire una C-90 con la voce di mio zio, morto da tanti anni, e confesso di essermi un po' spaventato (come mi spaventano tutte le scene dei film in cui qualcuno ascolta un nastro, da "La casa dalle finestre che ridono" di Pupi Avati a "Session 9" di Brad Anderson e "La conversazione" di Francis Ford Coppola).
Sono sicuro che un po' di inquietudine l'abbia provata anche tu, se alla fine hai infilato quella cassetta nel registratore.
 
@ mucomarx
sì, ho provato inquietudine. Ho provato rabbia e subito dopo consolazione. E' per questo che parlo di "dannoso ricordo". E' una voce che fa male, forse che spaventa, come quella di tuo zio. Ma è un'emozione alla quale non ho saputo sottrarmi.

PS "La casa dalle finestre che ridono" mi piacerebbe rivederlo. Sai dove lo posso trovare?
A presto
;-)
 
la cosa che mi sempre inquietato della mia voce è quanto sia diversa da come io "me" la sento e come la sento se viene registrata...mi crea ansia...ho davvero una voce di merda
 
Anch'io vengo qui per la prima volta....e credo ci ritornerò!
Grazie per essere passata, Lucia.
A presto!
 
@ krepa
ho sempre invidiato gli altri che possono avere cose di me che io non avrò mai. Una di queste è la voce. Io non potrò mai sentire la mia voce, né vedere la mia immagine se non quella riflessa.
Forse non sono poi così carina come pensavo e anche la mia voce, ho paura che sia molto simile alla tua.
 
questo è un bellissimo post!
 
Prima di tutto, un saluto al fratello Krepa e a Pier: piccola la blogsfera, vero? :-)

Poi, cara Lucia, rilevo con un certo senso di soddisfazione un disaccordo con una tua opinione (stavo cominciando a preoccuparmi): non penso affatto che la voce si la "quint'essenza dell'essere umano", anzi! Alcune delle persone più profonde che ho incontrato finora nel mio percorso non sanno parlare oppure sono balbuzienti, eppure hanno un'anima bellissima e buonissima...

Direi piuttosto che "la quint'essenza" è il battito del cuore di ciascuno di noi, ma, senza andare così lontano, mi sento di raccomandarti un'esplorazione dettagliata anche della "quarta essenza" o della "terza essenza" che hanno comunque un loro perché!!! ;-)

Un abbraccio essenziale. :-)
 
@ Alberto
Leggo e rileggo il tuo commento premendo la mano sul cuore. Sento il battito. Aumenta il suo ritmo per la mia inquietudine. Gli domando se è la quint'essenza del mio essere. Non risponde. Continua a palpitare. Non mi ascolta. Non lo ha mai fatto. In silenzio sento il suo spasmo rimproverarmi per averlo dimenticato. Poi l'accarezzo, gli parlo e facciamo pace.

Un abbraccio riconciliatore
 
Ciò che mi "inquieta" è il modo in cui io percepisco il suono della mia voce e da come sia diverso da quello che effettivamente sentono gli altri...Sin da piccola, quando giocavo con il registratore, mi sono chiesta di questa differenza di percezione e che cosa pensassero gli altri della mia voce...


Peccato che non abbia mai avuto risposte.
 
@ laura
Credo sia un effetto della riproduzione. Lo dice la parola stessa. Si tratta di un rifacimento, di un artificio, perchè se c'è una cosa che non potremo mai sentire è proprio la nostra voce.
 
sì, il ricordo di una voce è particolarmente dolce. mi hai fatto pensare a cose e persone che mi sono molto care
 
quella che sentiamo venire da un nastro registrato non e' la "nostra voce" ecco perche' non la riconosciamo mai (e non ci piace). la "nostra" come la conosciamo viene da dentro e come tale ha sonorita' diverse.

io sono un cultore delle voci e ancora di piu' delle pause e degli sguardi che le accompagnano. in questo concordo con lucia circa la "quintessenza".
ed anche io ho una cassetta con le voci mia, dei miei fratelli, i miei parenti registrate.
c'e' anche la voce di mio cugino giovanni e di mia nonna che ora dormono in cielo.
sono voci della mia infanzia e mi danno una gioia malinconica quando le ascolto.
sono le voci del tempo che passa e della vita che non e' mai come la vorremmo. ma che forse e' bella proprio per questo.
grazie per questo post lucia.
 
@ Henry
Che bello, Henry! E quanto bene/male ci fanno queste cose? Pensa che ho conservato anche i messaggi della segreteria telefonica. Avevo un amico che mi lasciava poesie recitate quando non riusciva a dormire la notte. Riuscirai a capirmi se ti dico che ora è l'unica cosa che mi rimane di lui.
 
deve bastarmi


deve bastarmi
un ponte d'azzurro
una virgola di sole
mentre mando le mani davanti al viso

deve bastarmi il ricordo
di quegli occhi buoni sulla gente
con quel chiedere quasi timido

deve bastarmi
l'ultima volta che ci siamo visti
che ci siamo parlati

il suo saluto

perchè Roberto forse non ce la fà
 
La potenza del suono di una voce è tale che deliziosamente ci torna alle orecchie quando leggiamo una lettera, un pensiero, un racconto scrittoci da una persona a cui vogliamo bene... e per magia è come se ci apparisse davanti;)
 
Le tue risposte ai commenti sono, se possibile, più belle dei tuoi stessi post.
Complimenti sinceri!

Un abbraccio ammirato. :-)
 
Mi ha segnalato il tuo blog un mesetto fa DanDapit. Mi aveva detto che scrivevi bene. Da allora lo seguo di tanto in tanto.
Per fortuna non lo aggiorni spesso così posso dire di essermi perso solo qualche puntata.
Dopo il post sui lurker sempre di DPit mi sono detto: "Ma sì, le scrivo. Se non altro per dirle che mi piace quello che leggo."
Ero stato informato che hai scritto anche un romanzo, ma mi sembra di capire che non lo trovo facilmente qui a Roma.
 
Che il Signore benedica ogni giorno della tua vita per avere avuto l'idea di fare quella registrazione!
Sto perdendo la mia religiosità...
;)
Lucrezia
 
mia voce sentita come la sentono gli altri non mi è mai, mai piaciuta, è troppo squillante, tipo quella delle maestre d'asilo... si questo me l'ha fatto notare una delle mie bimbe in palestra anni fa...mi ha detto: "hai la voce come la mia maestra d'asilo, simile e squillantealla sua" sarà anche che la sua maestra era mia sorella quindi somiglianza forse c'era anche nel tono... eeeeh si... cmq anche io sono una di quelle persone che ricordano molto le voci.. e come te lucia invidio quelle persone che sono state dotate da una voce melodiosa e che sanno trasmettere emozioni con essa... io che sono stonata come una campana. :-p
 
Voci: per lavoro mi capita di doverle selezionare, scegliere, archiviare..."acquistare". Ogni volta mi sembra di profanare qualcosa di intimo.
Mi è capitato, qualche anno fa, di sentire la voce registrata della nonna Egeria che non ho mai conosciuto e di cui ho sempre sentito parlare. La immaginavo mentre muoveva le labbra, gesticolava, socchiudeva gli occhi... E' stato bello.
Ciao.
 
@ anonimo poeta
Grazie per aver tradotto in poesia quello stesso senso di impotenza. Forse così riesce a "bastarmi".
Un bacio

@ Cilions

Secondo te c'è un nesso fra l'amore per la voce e la passione per gli strumenti a fiato?
 
@ Alberto
un abbraccio di gratitudine


@ k
grazie per aver abbandonato la tua condizione di lurker. Io che adoro le voci, sono contenta di sentire anche la tua.
La distribuzione del mio romanzo per ora è locale. Se vuoi ordinarlo o avere informazioni puoi sempre scrivere all'editore: terzodesiderio@libero.it
Se fossi in te non lo farei. ;-)


@ Laura
quel che si dice delle campane non è propriamente vero. Pensa che in base alle loro dimensioni riproducono suoni diversi. Messe insieme, a volte, possono intonare anche bellissime melodie.
 
La voce è davvero speciale hai usato una metafora deliziosa per definirla! Complimenti...
Io non so perchè, ma sono capace a cambiare voce quasi a piacimento chissà cosa vorrà dire!?
Per essere perfetto un blog bisognerebbe registare la voce del blogger che legge il post!
 
@ ASSU
La voce sconosciuta! Che dire di questo miracolo della vibrazione sonora che ci permette di sentire ciò che non vedremo mai? Non sarà di certo come ascoltare il nulla! E allora venite voci dal passato, dal presente che ignoriamo, dal lontano ignoto. Io vi aspetto qui.
saluti e un canto bolognese
:-)

@ Ganassa
Se utilizzi tutti i tuoi registri vocali puoi esprimere molto di te stesso. Equivale a una tavolozza piena di tinte quando hai idee e una tela pronta per essere dipinta. Sei davvero fotunato, te lo hanno mai detto?
 
Le voci .. sono una delle mie vere passioni ... se una voce mi piace ci perderei ore ad ascoltarla ... mi piace il tono pacato caldo basso mi da calore se il timbro di voce di una persona non mi piace quando parla non attira la mia attenzione ... anche io piu' facilmente ricordo una voce anzi che un volto e cmq il miglior interlocutore è sempre colui che sa ascoltare!
 
Ciao Lucia! Un post sulla voce, onestamente, non l'avevo mai letto. Sarà colpa della scrittura? E dire che, talvolta, proprio le parole impresse ad inchiostro si manifestano nella loro pienezza, sensoriale, emozionale, concreta, solo quando vengono pronunciate in un certo modo dalla voce umana. Forse è proprio per questo che è più facile ricordarla: ognuno dipinge le parole con un certo timbro, un colore, un accento, una cadenza, un'intonazione precisa ed inconfondibile. Non mi perdonerò mai la mia incapacità, però, di associare i visi alle voci. Ho memoria di tante immagini: a sei anni, mia nonna mi preparava le polpette al sugo, vedo ancora le sue mani immerse tra tuorli e carne macinata, vedo la sua chioma biondo cenere, vedo le sue labbra sottili ed arcuate. Ma la sua voce, dov'è finita?
 
Riguardo al tuo romanzo perchè mi consigli di non farlo?

La sera dell'ultimo dell'anno di qualche anno fa ho ricevuto un complimento che mi ha sorpreso. La madre di un mio amico mi ha detto che ho sempre avuto una bella voce. Non me l'aveva mai detto nessuno. Anzi spesso mi rimproverano che bofonchio, parlo piano, non si capisce niente.
Ho visto delle vecchie interviste a DeAndrè padre e ho scoperto che abbiamo la voce simile. Stesso tono profondo che confonde i suoni. Ma ci provasse qualcuno a dire che DeAndrè quando parla (parlava) non si capiva un'acca.
 
@ Carmen
"il tono pacato, caldo, basso" è quello che amo dopo la fatica e il dolore. Rassicurante, consolatorio. Per i momenti di gioia preferisco il registro più alto della voce, e ancora più su, fino alle voci bianche.
 
@ adynaton
se ritorni nel silenzio di quel bambino e porti una mano all'orecchio, puoi risentire la voce di quella donna che impastava le polpette, ne sono quasi certa.


@ k
sul romanzo, naturalmente scherzavo. Contatta tranquillamente l'editore. Le indicazioni rimangono confermate. ;-)
Che dire della voce di De André? Se davvero ricorda la tua non posso che invidiare i tuoi interlocutori.
;-)
PS potresti sempre lasciarmi un commento audio...
 
Spesso mi è stato detto!
Riesco ad essere me stesso, ma esprimere tutto ciò che è in me diventa difficile...Adoro imparare, e sento tante idee e curiosità che diventa impossibile starci dietro. Ad esempio adoro l'economia e ogni giorno mi sveglio con qualche idea nuova..non solo adesso adoro scrivere, leggere e ultimamente sto pensando alla recitazione, insomma quante tinte..Chissà!!
 
@ ganassa
si esprime ciò che si è, anche senza la coscienza di farlo. Anche in poche righe, con un commento. In sessantadue battute vedo parte dei tuoi interessi, la scrittura, l'economia. Vedo l'entusiasmo e la necessità di scoprire per poi raccontare e in quel chissà, non vorrei sbagliarmi, vedo la speranza.
;-)
 
cara Lucia, sono proprio felice di essermi imbattuto nel tuo blog! Hai azzeccato:" necessità di scoprire per poi raccontare" è molto importante per me, credo che la condivisione sia uno dei tratti salienti della razza umana...
Amo la vita e ho molta speranza...
Mi piacerebbe farti leggere certe mie riflessioni, un po' più personali di quelle del blog, magari mi deciderò a inviartene alcune via mail...se ti va ovviamente!
Bisoux Lucia
 
@ ganassa
della necessità di scoprire per poi raccontare credo di saperne qualcosa. A volte mi ritrovo a vivere per scriverne. Capita anche a te?
;-)

PS
Se deciderai di condividere le tue riflessioni, l'indirizzo è lo stesso del contatto msn: leoburatti@hotmail.it
 
Per me non è proprio così, anche perchè non possiedo le tue doti per la scrittura. Però scrivere mi aiuta a vivere, specie scrivere i miei problemi, è il primo passo per affrontare una difficoltà e scrivendo riesco a formulare le possibili soluzioni...
Presto mi deciderò ad inviarti qualcosa a presto
 
Che bel blog! Era un po' che non ti leggevo, ero rimasto a dicembre. Complimenti! Ti leggo sempre con molto piacere.
Bello "Io non ho paura". "Ti prendo e ti porto via" mi è piaciuto ancora di più.
Come puoi vedere io non mi sono lamentato del pranzo coi parenti :-) Saluti
 
Forse l'ho sparata grossa. Ho la voce un po' bassa di tono e volume, che poi se la alzo appena mi sentono tutti.
Certo paragonarla a DeAndrè può sembrare presunzione. D'altronde non canto neanche. Diciamo DeAndrè più Lorenzo, il personaggio di Guzzanti, non so se hai capito.
Non ho mai avuto molti interlocutori e di solito quando parlo mi perdo la gente per strada.
"Chi è costretto ad ascoltare troppo non vuole più parlare" cantavano i Bluvertigo. Non ho mai capito a chi l'abbiano fregata sta frase ma mi si addiceva parecchio.

Per il romanzo prima o poi mando la mail.
I messaggi vocali non so come si fanno.
E' vero che hai lavorato a un film di Avati? Quale e in che ruolo?
Ho rischiato di finire nella troupe del suo penultimo film, quello adesso nelle sale. Non è stato così, purtoppo.
No so se ti hanno già risposto ma "La casa delle finestre..." lo trovi facilmente anche da Blockbuster.
 
@ ganassa
affrontare le difficoltà scrivendo può servire. La prima conversazione decente che feci con mia madre fu il frutto di una lunga lettera che le scrissi a 14 anni.
A presto

@ k
sorrido leggendo "quando parlo mi perdo la gente per strada" e penso che tutto ciò che abbiamo perso per strada vada a finire in una specie di discarica del tempo dove, prima o poi, arriverà una macchina tritatutto e farà sparire i nostri rimpianti.
Per la frase dei Bluvertigo: Attenzione, forse l'hanno fregata proprio a te!
Pupi Avati: sì, ho collaborato con la sua troupe un paio di volte. Mi sono occupata delle comparse. Com'è che non è andata in porto per te?
 
Ho sostituito una persona per i provini mdp sia del film della figlia che per il suo penultimo film ("La cena...").
La seconda volta la persona che sostituivo ha dato forfait anche per il film e mi hanno precettato. Per un giorno ho camminato sulle nuvole, poi la sera sono precipitato giù.
Non so cosa è successo ma alla fine il film l'ha fatto un altro.

Però se hai lavorato con lui avrai conosciuto Pasquale (il direttore della fotografia), Paolo (ass. operatore) e soprattutto il mitico Stefano, detto "farfallino" (ass. operatore), personaggio che sembra una foto d'epoca vivente.
 
Sono il tuo poeta e scendo le acque erratiche e limpide
di una venerazione-fiume, senza temere le rapide.
Son sul flusso che mi ti porta e sto sdraiato a naso in su:
quando alla baia la barca è giunta a braccia aperte ci sei tu.

Ohh, amami quanto vuoi:
scintillerò di rime in fondo agli occhi tuoi.
Ohh, tu vieni dentro ai miei:
quel che troverai è quello che tu sei per me in ogni istante.

"Un mio gioco di sillabe ti illuse" il gran poeta fissò,
ma non fra le deluse con "l'onesto rifiuto" ti metterò.
Passeremo minuti ed ore nell'ardore più complice.
Amorevole amore illuso: sillaberemo le coccole.

Ohh, amami quanto vuoi:
scintillerò di rime in fondo agli occhi tuoi.
Ohh, tu vieni dentro ai miei:
quel che troverai è quello che tu sei per me in ogni istante.

Non mi chiedere amore che non credo sia tempo di guerra per me.
Se ho bisogno d'amore non vuol dire che amo l'idea di te.
Mi dispiace, tesoro io non ho alcun progetto per noi.
Sto bene come sto. Se è una colpa un giorno la pagherò

Ohh, amami quanto vuoi:
scintillerò di rime in fondo agli occhi tuoi.
Ohh, tu vieni dentro ai miei:
quel che troverai è quello che tu sei....

o quel che non sei più.



mi piaceva questa canzone.ho trovato carino condividerla.
ciao da aurevoir
 
@ k
dunque dunque dunque
ho conosciuto Roberto, Tomaso, Diego, Cristina, Francesco. Altri di cui non ricordo il nome... e poi Antonio, il fratello di Avati e un ragazzo dolcissimo che ho anche fotografato.
Hai letto il post?:
http://ilterzodesiderio.blogspot.com/2006/08/una-lettera-da-pupi-avati.html


@ Aurevoir
Per un attimo ho pensato tu fossi il poeta anonimo, poi ho visto che non era il suo stile...
Grazie per aver pensato di condividere qualcosa nel mio blog, anche solo una canzone che non ho mai sentito.
:-)
 
Bellissimo post...le voci come i ricordi visivi e i profumi...mantengono la memoria in un modo impressionante...Grazie di questo post...
 
@ astralla

Voci, ricordi e profumi li ho chiusi in un sacco di juta, ne ho legato la bocca e qualche volta lo riapro perchè, in fondo, amo farmi del male.

Benevenuta e grazie a te.
 
Ciao Lucia!
Sono rimasta indietro...!
Ho avuto dei giorni in cui mi sono dedicata meno alla blogosfera...
Mi mancavi...
Leggendo i commenti iniziali (poi ho cominciato a saltarli, troppiiii!!) mi sono ricordata che quando ero piccola giocavo con le amichette a registrare le voci su uno dei primi registratori in uso, un Geloso, con 4 tasti colorati: rosso, verde, giallo, e grigio scuro.
Facevamo finta di essere a Sanremo: la presentatrice e la cantante! Con quel registratore ci ho giocato tantissimo, e ci ho anche iniziato a studiare!
La voce!
La voce è un suono che dice molto di noi...è molto vero!
Anch'io ho conservato un nastro con i messaggi di una vecchia segreteria telefonica! ;D Me ne ero dimenticata! Ma conservo così tante cose!!!

Ecco per te un bacio con voce carezzevole...

p.s. Mi fa piacere che K abbia dato corpo alla sua voce (finalmente) anche qui! ...ciao K!
 
@ dandapit
Cara D.
aspettavo solo te per pubblicare il nuovo post.

un abbraccio vocale
 
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